Intervista a JOE ZAWINUL
Roma, 31 marzo 1998
Pubblicata parzialmente su 'LIBERAL',

 

JOE ZAWINUL

MUSICA EX MACHINA

(versione integrale)




E' il poeta dei sintetizzatori, influenzò Miles Davis e cambiò il volto del jazz americano, anticipando anche la World Music e l'elettronica contemporanea. E oggi rivaluta i Pink Floyd, i Tangerine Dream e Stockhausen, opponendoli alla "ambient music" che va per la maggiore, e s'innamora al primo ascolto degli Almamegretta.

 

Quella di Joe Zawinul è la storia, più unica che rara, di un musicista europeo che andò negli Stati Uniti e cambiò il volto del jazz americano. E' la vicenda di un talento naturale, enfant prodige del pianoforte, che vinse una borsa di studio per studiare a Boston e fu il primo ad inserire gli strumenti elettrici nel jazz, passando l'ispirazione a Miles Davis: dalla loro collaborazione sarebbero nati il jazz "elettrico" e le diversi correnti del jazz-rock e della "fusion music", che stabilirono il lessico della maggior parte dei generi contemporanei.

Ma è anche la storia di un contadino austriaco, nato in una famiglia numerosa e poverissima nei sobborghi di Vienna, che rimase sempre legato al suo strumento originale, la fisarmonica suonata nelle feste in campagna. Vi vedeva la possibilità di accedere, attraverso una tastiera, a vere e proprie orchestrazioni sinfoniche, preconizzando l'avvento dei sintetizzatori, di cui da oltre un quarto di secolo è considerato un mago. A partire dalla quindicennale esperienza dei suoi Weather Report, il gruppo che tra il 1971 e l'85 creava "film per gli orecchi e colonne sonore per la mente", Zawinul è, per consenso comune, l'unico poeta della musica più disumana - nel bene e nel male - prodotta dal nostro secolo, la musica elettronica. Il suo modo di umanizzarla sta nel contaminarla coi suoni naturali (Zawinul ha una naturale vocazione descrittivista), coi ritmi di tutte le civiltà musicali esistenti nel mondo (e di molte altre totalmente immaginarie), col senso dinamico del groove mutuato alla cultura afroamericana, alla ricerca di un linguaggio universale. Col suo gruppo di adesso, il Syndicate, ha suonato in quattro continenti, centoquattro città diverse, proponendo il suo esperanto elettrico e post-jazzistico. Ne è nato un doppio Cd dal vivo.

GS: L'elettronica e le nuove tecnologie hanno trasformato, assieme al nostro modo di vivere, anche il modo di produrre musica e di ascoltarla. La fantascienza lo aveva previsto, dipingendo però, spesso, una società alienata e infelice. Suonare musica con i mezzi elettronici è l'espressione di una società di robot, o di un nuovo umanesimo?

ZAWINUL: Per me la cosa è un po' diversa. Per me, la maggior parte della musica elettronica che si ascolta oggi non significa nulla, perché è stata composta col "proposito" di essere elettronica. Si può invece far musica usando l'elettronica come una strumentazione per i propri pensieri e le proprie idee; si può comporre avendo già nella testa il suono, la strumentazione, e usare l'elettronica per realizzare questi suoni. Questo è quello che faccio io. Sì, è vero che siamo circondati da elettronica e nuove tecnologie nella vita di ogni giorno, ma se consideri l'elettronica come nucleo della tua musica, non viene fuori niente (it's not happening). C'è anche una bella differenza tra l'usare suoni già programmati nei tuoi strumenti, oppure suoni che ti crei da solo. In altre parole, tu crei il tuo strumento. Abbiamo vissuto per secoli con gli stessi strumenti: tastiere, fiati, percussioni. Se si vuole cambiare la musica, come fece Schoenberg nella prima metà del secolo, si crea appunto una musica basata su princìpi diversi. Ma se lo strumento diventa lo scopo stesso della creazione, non mi piace. Lo strumento deve amplificare il pensiero, magnificarlo.

GS: Ma oggi c'è un mito della tecnologia, e la musica fatta con mezzi tecnologici sembra voler accompagnare la vita di persone tecnologizzate.

ZAWINUL: Gli strumenti elettronici sono una cosa meravigliosa; ma sono anche molto giovani: tutti gli altri strumenti hanno secoli di vita alle spalle. Le tecnologie musicali avranno bisogno di un po' di tempo per organizzarsi in un fashion naturale. L'elettronica è venuta fuori come una bomba atomica. Ci sono in giro persone molto brillanti nell'uso delle tecnologie; ma ciò non vuol dire che siano musicisti.

GS: Riesci a concepire una vita senza il computer?

ZAWINUL: Con grande facilità. Ma sono felice che esista. Tuttavia, posso facilmente immaginare anche una vita senza telefono. E posso fare musica con qualsiasi cosa. Quel che arriva è la musica; lo strumento musicale è solo uno strumento, un dead issue.

GS: Tempo fa mi dicesti che la tecnologia sembrava essere stata inventata per te, perché fin da quando suonavi la fisarmonica ...

ZAWINUL: Ho sempre pensato che la fisarmonica fosse l'inizio di una grossa rivoluzione, e che il primo sintetizzatore sia stato l'organo da chiesa, coi suoi diversi registri. Gli strumenti vanno usati con rispetto. Molta gente oggi è brava a usare la tecnologia, e gli piace la musica, ma non sa niente sulla musica, e non ha musica dentro di sé. Come le sigle televisive della CNN: scommetto che molte non sono neppure realizzate da musicisti.

GS: Eppure molti giovani oggi le sentono come musica. Perché?

ZAWINUL: Perché oggi la maggior parte della musica è sentita come musica da ballo. C'è un certo beat a cui la gente reagisce: un certo tempo. Gli psicologi ci hanno fatto dei test. A 160 battiti al minuto, ad esempio, si crea un certo groove, e tutti si muovono.

GS: Ti faccio ascoltare un esempio di ambient music (Orb, Delta MKII, da "Orblivion", 1997. Ci avvolge un tessuto di cicli ritmici sovrapposti, privo di melodie ma dai timbri cangianti).

ZAWINUL: Mi sembra musica molto idonea ad alcune cose. Ma tutti i suoi elementi sono rimpiazzabili non c'è bisogno  di veri musicisti per farla. Va bene, non è sgradevole, ma sono felice che sia finita... Non riflette nessun sentimento particolare. Sembra fatta per gente che vuole divertirsi sbattendosi un po' in giro, e va benissimo per questo. Non l'ascolterei nella mia vita privata, neppure in sottofondo. Va bene per la generazione cresciuta con i videogiochi: e tutta l'industria elettronica è costruita sui giochi da computer. Mio nipote, che ha due anni, adorerebbe questa musica, che è simile a quella che si ascolta negli spot televisivi. E, ci crederesti?, sa suonare le tastiere elettroniche, imparando da solo, perché in qualche modo riesce a trovare sulla tastiera i suoni che gli piacciono.

GS: E' come se l'elettronica e l'informatica si fossero inseriti nei cromosomi della nuova generazione.

ZAWINUL: E' proprio così. Lui sa usare il computer meglio di me. E non c'è niente di male, naturalmente. Ma se parliamo di musica... Se sta accompagnando qualcosa di visuale, se è la forma principale della tua informazione, allora è qualcosa di molto debole. Metti questo pezzo dal mio Cd... Anche questa, in qualche modo, è ambient music.

GS: Il primo musicista (anzi, dichiaratamente non-musicista) a introdurre il termine ambient music fu Brian Eno. Lui usava pochissimi suoni, per creare una sorta di arredamento sonoro a un ambiente vero o immaginario, ad esempio un aeroporto (ascoltiamo 1/1, da "Music for Airports": un'eterea frase pianistica ripetuta a lungo, coi tasti tenuti e il pedale d'espressione, sul tappeto della sua stessa risonanza, che va avanti per una quindicina di minuti).

ZAWINUL: Sai cosa mi sembra? Che la parte di pianoforte sia addirittura troppo fitta. Non è un paradosso: avrebbe potuto essere ancora più rarefatta. E potrebbe essere un accompagnamento carino a qualcos'altro, specie se eliminassimo la parte di piano e lasciassimo solo la risonanza. Prova a mettere Success, dal mio nuovo disco. (Il brano inizia con un effetto sonoro di campane a distesa, su cui si alzano delle voci sintetiche). Se lo segui, è una storia, una storia importante. "Quando son nato avevo dieci anni./Ne avevo venti quando sono morto./A trenta mi resi conto che sarei morto./A quaranta ho saputo di essere morto./A cinquanta iniziai la mia orazione funebre./A sessanta ero un rinomato oratore./A settanta parlai della vita, a ottanta dell'amore,/e a novanta del futuro./A cent'anni mi lasciai ringiovanire". E' di un poeta austriaco, Friede, che scampò ai nazisti rifugiandosi in America.

GS: Ti faccio ascoltare il padre della musica elettronica, Karlheinz Stockhausen, in una composizione del 1955/56, Gesang der Jünglinge (si ascoltano canti infantili riprocessati attraverso manipolazioni elettroniche del suono).

ZAWINUL: Mi piace molto... Perché sento un significato. Non solo perché parte da una fonte naturale, le voci infantili (e le menti infantili), ma perché si sente che... Anch'io, molti anni fa, cominciai a lavorare coi registratori a nastro, con le trasmissioni radiofoniche, col piano preparato, quando ancora non esistevano i sintetizzatori (si riferisce a Milky Way, da "Weather Report, 1971: risonanze accordali ottenute tenendo giù i tasti, col pedale premuto, mentre Wayne Shorter suonava una nota al sax soprano al di sopra della cordiera, facendola vibrare per simpatia – ndr). E poi tagliai dal nastro tutti gli attacchi delle note.

GS: Ti faccio ascoltare un'altra cosa, al buio (si diffondono suoni elettronici ottenuti soprattutto con l'organo Hammond ed effetti applicati a strumenti elettrici).

ZAWINUL: Bello... Questo mi piace.

GS: Sono i Pink Floyd, A Saucerful of Secrets, dall'omonimo album del 1968. era la nascita della psichedelia inglese, che con quella californiana condivideva l'idea che la musica fosse un'esperienza psichica, per accedere ad altre dimensioni. Allora i mezzi elettronici erano ancora molto limitati.

ZAWINUL:  Ma questo non è importante. Se sei un musicista, dei sperimentare. E questa è buona "ambient music"...

GS: La gente del jazz pensava che i Pink Floyd fossero solo dei cialtroni, che sfruttassero le possibilità degli studi di registrazione, che non fossero all'altezza per fare della musica d'avanguardia.

ZAWINUL: Ma l'hanno fatta! Dunque, non c'è problema.

GS: Adesso ascolta questo. Deriva dai Pink Floyd, e viene dalla Germania (è Phaedra, dall'omonimo album del '74 dei Tangerine Dream: vampate di accordi elettronici preludiano all'ingresso di un ritmo).

ZAWINUL: Mi piace. L'unica cosa è che, per il mio gusto, si muove troppo rapidamente. L'idea è bella, e anche l'effetto che fa. Ma per me avrebbe potuto essere sfruttato meglio. Le informazioni non si susseguono nella maniera più adeguata, e il ritmo non si muove nella maniera giusta, è troppo veloce. In un certo senso, per me, è troppo tedesco: potrebbe essere più plausibile, più sentito, e invece è nervoso, febbrile, tormentato.

GS: C'era un movimento musicale in Germania, nei primi anni Settanta, detto "Musica Cosmica". Tutti questi gruppi avevano cominciato a suonare un normale rock con chitarre elettriche e batterie, ma a un certo punto si resero conto che non si riconoscevano in una tradizione blues, non erano americani, e si indirizzarono verso l'elettronica.

ZAWINUL: In tutti questi anni, tutto quanto proveniva dall'America è stato imitato. Anch'io imitavo: quando arrivai negli Stati Uniti ero già un ottimo imitatore della musica americana, finché non ho trovato la mia strada.

GS: Il concetto di fondo dei "Corrieri Cosmici" tedeschi era elettronica più ritmo: in qualche misura è anche il tuo, anche se tu vi hai aggiunto il jazz.

ZAWINUL: Ma per me l'elettronica è venuta dopo. Il mio proposito è sempre stato di usare gli strumenti per ottenere i suoi che sentivo, per realizzare la musica che avevo in testa.

GS: Il vero successo l'elettronica tedesca l'ottenne con i Kraftwerk, attraverso questo disco del '77 intitolato "Trans-Europe Express" (ascoltiamo musica “robotica” per eccellenza, nell’intenzione stessa degli autori).

ZAWINUL: Hanno cominciato qualcosa di nuovo con questa roba, anche se non amo questo tipo di musica, così tedesca. Rispetto enormemente la cultura germanica, ma queste cose mi fanno ridere. Sono appunto le cose che usano oggi come sigle della CNN.

GS: La loro ideologia era: nessun sentimento, siamo solo delle macchine.

ZAWINUL: Rispetto il fatto che fosse l'inizio di qualcosa, di un pensiero. Ma non ha groove, non ha elasticità ritmica. E' macchinario automatico, musica industriale. Tira su il volume (si ascoltano voci filtrate al vocoder, e Zawinul si diverte ad imitare con un ghigno un'incitazione alla marcia, vagamente nazista).

GS: Riesci a immaginare che i giovani di colore americani siano impazziti per questa musica alla fine degli anni Settanta, e che imitandola crearono la house music?

ZAWINUL: Per me è assurdo, anche se ricordo benissimo che i Kraftwerk erano molto popolari in America. Ma la ragione è un'altra: in quel periodo il jazz americano smise di crescere, perse il groove. Si suonavano troppe note.

GS: (Gli faccio ascoltare, sempre al buio, Power Spot di Jon Hassell, 1986).

ZAWINUL: I suoni vanno bene, ma non c'è groove. L'altra sera ho sentito Harnoncourt dirigere le sinfonie di Beethoven: era una cosa fenomenale. Si può prendere anche un brano relativamente facile come il Bolero di Ravel, ma dirigerlo, farlo funzionare, è molto difficile. Ottenere il giusto potere dinamico, lasciar fluire le note. In quello che stiamo ascoltando accetto le idee, ottime, le invenzioni sonore e il modo in cui sono manipolate, al cento per cento, ma non c'è groove. Confrontalo col mio Indiscretion: e questa è musica che io suono in tutto il mondo, in India come in Africa, e non ho bisogno di cambiare niente, perché è un linguaggio comprensibile in tutto il mondo. E questo è quello che mi piace. Ci sono tre musiche che io amo sopra ogni altra: il valzer viennese, le antiche canzoni italiane, come quelle napoletane, e il jazz tradizionale.

GS: Bella coincidenza, perché sto per farti sentire una cosa napoletana, recente: un po' come la ambient che hai sentito all'inizio, ma con una melodia sopra, e dialetto e intonazione napoletana.

La voce di Raiss si leva da Gramigna, il brano iniziale del recente "Lingo" degli Almamegretta, e Zawinul esclama, dopo due o tre battute:

ZAWINUL: Potrei anche non sentire il seguito, e comunque  assicurarti che questa è musica. Le cose di prima erano giocattoli, questa è la cosa migliore che mi hai fatto ascoltare oggi. E il ritmo che arriva adesso: questa gente conosce i fondamenti. Posso averne una copia?

 


© Gianfranco Salvatore 2001

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