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ENTERPRISE
(primavera 2001)
Rubrica di interviste ad artisti e scrittori
di Armando Adolgiso
http://web.tiscalinet.it/adolgiso
Siamo sullU.S.S. Enterprise NCC-1701-D: lunghezza 642 metri,
larghezza 467, altezza 137.
Velocità massima: curvatura 9.8, velocità di crociera:
curvatura 6.
Mi trovo nella vineria della nave. Non sorprendetevi, chi mi conosce
lo sa, sono capace di trovare unenoteca in ogni angolo della
Galassia. Ho convinto, infatti, il Capitano Jean-Luc Picard ad
aprirne una qui. E stato facile: lui - come sapete dagli
episodi di Star Trek è nato in Francia nel 2305,
in una famiglia di viticoltori, ci siamo intesi subito. E poi
lEnterprise ha 1012 effettivi, può ospitare fino
a 5000 persone, insomma i clienti non mancano, sta vineria
per lui è un affare!
Inoltre, gli andassero storti un giorno i rapporti con quelli
della Federazione Unita, può sempre mettersi a fare loste
su qualche pianeta ospitale, basta che scansi il pianeta Terra.
Lospite accanto a me è Gianfranco Salvatore. Musicologo,
docente di Civiltà
Musicale Afroamericana e di Storia
delle Musiche Alternative presso la Facoltà di Beni
Culturali dell'Università di Lecce. Dirige l'Istituto "Diego
Carpitella" per le Tradizioni Popolari a Melpignano, a Roma
l'Accademia della
Critica da lui fondata assieme a un'altra scuola, Professione
Cinema (www.professione-cinema.it
diretta dalla moglie, la regista Roberta Poiani), e due collane
di libri: "Suonerie" per Castelvecchi, "Jazz People"
per Stampa Alternativa www.stampalternativa.it
. È autore o coautore di una ventina fra libri e Cd-Rom,
oltre a numerosi saggi e voci enciclopediche, in particolare "La
Piccola Treccani" in dodici volumi, per la quale ha redatto
la maggior parte delle voci di musica "popular" e afroamericana.
Fra i suoi libri che conosco, segnalo: "Isole
Sonanti" pubblicato dall'Ismez nel 1989, uno studio originalissimo
su quanto sia rimasto nella musica popolare delle tradizioni delle
più antiche popolazioni mediterranee; "Frank
Zappa domani" edito da Castelvecchi, uno studio assai
articolato su quel musicista; "L'arcobaleno:
storia vera di Lucio Battisti" presso Giunti, "una
delle migliori biografie di artista che si siano mai avute in
Italia," come scrive John Vignola; "Allucinazioni:
novanta porte della percezione senza passare dalla droga",
una vera chicca, esercizi di vertigine, sapienti e sornioni, che
savvalgono di un prefatore deccezione: Ignazio da
Loyola. Anche questo titolo del 99 è nelle edizioni
Castelvecchi. Compratelo, non ve ne pentirete.
Gianfranco è anche autore radiofonico di programmi sperimentali,
da "Vita da Walkman" (1981) in cui preconizzava un'esistenza
guidata giorno e notte da una Grande Sorella che ci parla suadente
dalle nostre cuffiette auricolari, attraverso messaggi musicali
subliminali, a "Il mistero dell'orecchio tagliato" (1984),
un giallo musicologico; da "Gran vocio" (1986), oratorio-putiferio
per nastri magnetici e non, trasmesso dalla RAI in diretta intercontinentale
con la partecipazione dal vivo di John Cage e Laurie Anderson,
a "Luntanamente" (1991), un film sonoro "apocrifo"
di Totò della durata di quattro ore e mezza.
Benvenuto a bordo, Gianfranco
Ciao Armando, o anche disarmando (meglio, vista la potenza
di fuoco dell'Enterprise).
1) Voglio farti assaggiare questo
citerò un vino
qua
il bicchiere
ecco fatto.
Glub
2) Adesso ascoltami: il Capitano Picard è bravissimo, per
lodarne la guida, a Roma direbbero "è un bel manico",
però noi nello spazio stiamo, schizziamo "a manetta",
prudenza vuole che tu trasmetta sulla Terra il tuo ritratto
no,
non fare quegli scongiuri!
ci sto purio su sto
tram
mica mauguro che
Premettendo che non ho ancora fatto testamento, e che dunque
una mia scomparsa a breve termine non converrebbe a nessuno, avevo
in effetti chiesto al mio amico Ignazio da Loyola di mettere una
buona parola con qualche artista locale di sua fiducia, che so,
El Greco o Goya. Ignazio però mi aveva giustamente obiettato
che bisognava aspettare un po' perché i due non erano ancora
nati, proponendomi invece Pedro Nunez. Gli ho risposto, indignato,
che se aveva a disposizione solo certi manieristi avrei preferito
rivolgermi direttamente a Raffaello. Attualmente conto di essere
inserito in qualche suo affresco, magari tra i filosofi. L'alternativa,
mi dicono, è puntare a un seggio vescovile, cosa che accelererebbe
di molto i tempi e le pratiche necessarie, oppure posare per qualche
crocefissione. Purtroppo sono allergico sia ai chiodi che all'aceto.
Per il momento, dunque, posso solo ritrarmi verbalmente: mancato
archeologo, mancato regista, mancato ballerino (ma mi diletto
nei tre campi). Dopo tante mancanze ho preferito ripiegare sulla
professione di musicologo. Vivo e lavoro a Roma, fra la casa di
Trastevere e uno studio in Prati: in entrambi i luoghi soffoco
tra ottomila libri e ventimila dischi. Ho anche un boxerino di
nome Gastone, rassegnato a soffocare insieme a me.
3) Usando un approccio interdisciplinare, hai individuato un campo
di ricerca inedito introducendo una disciplina nuova: larchetipologia
musicale
parlane per la gioia dei miei avventori
e anche
mia, sintende
Tutti abbiamo qualcosa dentro, e da qualche parte tra le viscere
ci dev'essere l'anima. La consideriamo piena di immagini, o matrici
di immagini, "archetipiche" nel senso che danno forma
ai nostri sogni ed incubi, alle categorie simboliche con le quali
pensiamo, immaginiamo, comunichiamo, godiamo e soffriamo. Sono
convinto che queste immagini non siano solo visive, ma anche sonore.
"Isole sonanti", nel 1989, provò a gettare le
basi di questo convincimento. Attualmente sto lavorando a una
nuova edizione di quel libro e anche a un nuovo lavoro, "Aristeo",
che integra l'approccio fenomenologico dell'89 con una visione
tipologica più storicizzata.
4) Il critico francese Daniel Charles profetizzava che la caratteristica
principale della nuova musica sempre più sarebbe stata
"lallontamento da ogni tipo di centralità, da
ogni scuola". Lha azzeccata? Cioè, oggi ogni
compositore fa storia a sé? Per intenderci, a differenza
del tempo di Darmstadt?
Penso che il lato debole di questa concezione della musica sia
l'aggettivo "nuova", e che sempre più sia invece
l'arcaico a costituire una categoria fondamentale del moderno
e di molti suoi "rinnovamenti". Ciò è
valso per vari momenti significativi di molte scuole del Novecento
(forse inclusa perfino Darmstadt, almeno sotto un certo profilo
"archetipico"), e sembra essere sempre più valido,
perfino a livello di massa (vedi la fenomenologia dei rave parties)
nel nuovo secolo.
5) Lintreccio fra suono, gesto, danza e parola è
una delle tendenze più significative della nuova musica.
Penso, ad esempio, alle performances multimediali di David Byrne,
di Philip Glass, Bob Wilson. Un teatro della mente che provoca
il desiderio di ascoltare con gli occhi e vedere con le orecchie.
Questo desiderio sinestesico è suggerito dalle nuove tecnologie
oppure è cosa che viene da lontano?
Per quanto mi riguarda, credo si possa rimandare anche in questo
caso alla risposta (3). C'è una forte tendenza neo-orfica
e in generale "ritualistica" in molta produzione contemporanea
(ma era così già in alcune avanguardie storiche
del Novecento). Personalmente, resto a guardare (con le orecchie,
s'intende).
6) Lo sviluppo del sintetizzatore è stato determinante
un tempo sulla musica leggera e rock orientando la ricerca di
autori e gruppi come i Grateful Dead, i Tangerine Dream, i Pink
Floyd, i Van der Graaf Generator con Robert Fripp, Brian Eno e,
in Italia, gli Area di Demetrio Stratos, per ricordarne solo alcuni.
Le nuove tecnologie, con accresciute possibilità rispetto
a ieri, stanno producendo risultati espressivamente comparabili
a quelli prima citati? Se sì, puoi segnalare dei nomi?
Se no, perché?
Sui Pink Floyd e la nascita della psichedelia musicale (e non)
ho basato il mio corso di Storia
delle Musiche Alternative nell'ultimo anno accademico (2000-2001).
Ciò testimonia l'interesse mio, e certo non soltanto mio,
in quelle che sono a vario titolo le riprese contemporanee di
varie tendenze estetiche/estatiche delle esperienze della seconda
metà degli anni Sessanta. Non penso, però, che sia
solo una questione di tecnologie disponibili, se non come riflesso
operativo di antiche e nuove solitudini, di "introspezioni"
possibili. Si tratta, in sostanza, di funzioni che attengono a
quanto nell'immaginario collettivo e nelle pratiche sociali da
sempre esprime "Il potere della musica" (era anche il
titolo di una rivista che ho fondato e diretto, tanto per ribadire
il mio interesse al riguardo). Per il momento posso solo rimandare
ai miei contributi contenuti in un libro da me curato qualche
tempo fa, "Techno-Trance"
(Castelvecchi). Ma il discorso resta aperto, e lungo.
7) Tod Machover, genio del MIT, - non a te ma a beneficio di chi
non lo conosca, ricordo che si è formato nello studio di
musica classica, rock e computer autore della "Brain
opera", la prima opera lirica interattiva, ha scritto: "siamo
prossimi ad un tempo in cui ciascuno creerà musica collegando
gli strumenti con gli oggetti del proprio ambiente casalingo:
mobili, vestiti, elettrodomestici".
Tinteressa quella direzione? Credi in una creatività
artistica tanto e così diffusa?
Arma', la cosa è già avvenuta: basta andare su
un certo barcone sul Tevere, dove si tengono raves diretti da
dee-jay che non lavorano più sui dischi, ma su sequenze
organizzate in tempo reale, prodotte con tecnologie a basso costo
e facilissime da usare. Dire che ci credo, o che non, sarebbe
un atto di presunzione. Sono interessato, e resto anche in questo
caso a o(re)cchi aperti per cercare di capire. Devo aggiungere
però che il tradizionale "tempo di riflessione"
del critico ormai è bruciato: tutto cambia troppo velocemente.
Aggiungo pure che, sotto il profilo formale, i cambiamenti sono
scarsi: quasi sempre si tratta di varianti di varianti. Aggiungo
anche, a costo di sembrare démodé, che continuo
ad essere affascinato dal disco (o Cd) inteso come oggetto estetico
nel senso più vasto del termine.
8) Arte e Scienza. Come credi che sevolverà in futuro
questo rapporto?
Come sempre, finché la produzione di oggetti visivi,
musicali o dinamici non sarà affidata interamente alla
semplice energia mentale.
9) Occhio di lince, dimmi: dopo il rock anni 60, il punk
anni 70, lhouse anni 80, la techno anni 90,
come credi che si evolveranno gli stili musicali della creatività
giovanile?
E che ne so?
10) Sei soddisfatto oppure no della programmazione musicale della
radiotelevisione pubblica? Se no, che cosa le rimproveri? E che
cosa, di pratico, consigli?
Soddisfatto? Ovviamente no. Consiglio soprattutto più
varietà e più competenza.
11) Come sai, nel cyberspazio è nato il primo Conservatorio
on line. Utilizza Internet e la tecnologia Midi per le lezioni
di musica tenute da circa cento dinsegnanti residenti in
quattro continenti. Come giudichi questo esperimento?
Bene. Comunque preferisco sempre sentire l'odore dei miei studenti
12) Hai fondato e dirigi a Roma lAccademia
della Critica che si è avvalsa di docenti quali Assante,
Bardotti, Black, Castaldo, Zawinul, e tanti altri i cui nomi sono
rintracciabili sul link che ho dato in apertura. Dimmi del traguardo
didattico che ti proponi e con quali strumenti storico-critici
li raggiungi
Il traguardo immediato dell'Accademia
della Critica, nei suoi vari corsi, è la formazione
di critici musicali (ma anche di operatori radiofonici e di produttori
discografici) più consapevoli, più competenti, e
con una migliore cultura di base. Penso che la formazione-base
di musicologi e musicisti debba essere essenzialmente la stessa,
e che solo su questa vadano costruite poi le competenze specifiche.
A medio-lungo termine, spero che l'esistenza dell'Accademia
della Critica possa influire sull'innalzamento del livello
medio di tutta la comunicazione musicale in Italia, quanto meno
nell'area popolare-contemporanea. Quanto agli strumenti storico-critici,
l'Accademia avrà a disposizione entro l'estate un nuovo
sito dove per ogni corso e per ogni materia chiunque potrà
accedere, gratuitamente, a una ripresa filmata, e verificare di
persona.
13) A tutti gli ospiti di questa taverna spaziale, prima di lasciarci,
chiedo una riflessione su Star Trek
come sai, Roddenberry
ideò il suo progetto avvalendosi non solo di scienziati
ma anche di scrittori lontani dalla fantascienza, tanto che ST
risulta ricca di rimandi letterari sotterranei, e talvolta non
troppo sotterranei
che cosa rappresenta quel videomito nel
nostro immaginario?
Quell'ideovomito (non so se ho capito bene) non so cosa rappresenti
per "noi", ma per me non rappresenta niente. Aspetta
perché stai aprendo il portello di espulsione dell'astronave?
Ehi, cos'è questa corrente che mi risucchia verso il vuoto?
Insomma, non volevo offendere, il diritto di critica esiste ancora
o no?!
Siamo quasi arrivati a Slvtòr,
isola sonante della Galassia, abitata da alieni che si danno nei
giorni feriali e anche nei festivi ad esercizi di vertigine
se
devi scendere, ti conviene prenotare la fermata. Stoppiamo qui
lintervista, anche perché è finita la bottiglia
di
vino citato in apertura
. Però torna a
trovarmi, io qua sto
intesi eh?
La Forza sia con noi, e anche l'Italia, purché non tutte
e due nello stesso marchio.
Vabbè, ti saluto comè dobbligo sullEnterprise:
lunga vita e prosperità!
Armando
Adolgiso
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