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"CORRIERE
DEL MEZZOGIORNO" sabato 13 settembre 1997
'PARTY
IN LUOGHI SIMBOLICI, LONTANO DALLE DISCOTECHE'
di
Francesco Mazzotta
Gianfranco
Salvatore, casertano, etnomusicologo, è uno dei massimi
esperti di rave.
Insegna all'Università di Lecce e all'Accademia della Critica
di Roma e sta curando, per l'editore Castelvecchi, il libro "Techno-trance.
Una rivoluzione di fine millennio".
Come si è avvicinato allo studio del fenomeno rave e
dei techno-party?
"A partire da due campi di interesse: uno è quello
musicologico perché la musica che si ascolta nei rave,
indicata in modo generico come "techno-trance", è
talmente differente, non solo nella forma ma anche nei modi di
produzione, dalla musica extracolta degli ultimi anni 30-40 anni,
da costituire già in sé una rivoluzione estetica.
In secondo luogo, essendo uno specialista dei rapporti tra musica
e stati di "trance" da questa prodotti, sono chiamato
in causa dal fatto che, secondo il popolo dei ravers, in questi
party si consuma un'esperienza di modificazione degli stati di
coscienza".
Quali sono le affinità e le differenze tra una festa
dance in una grande discoteca commerciale e un rave o un techno
party?
"La danza come dispendio di energia ed esperienza psicosomatica
è fonte di piacere e costituisce un fattore comune. A parte
la condizione della legalità o dell'illegalità,
la differenza fondamentale è che il rave, rispetto a una
festa in discoteca, è caricato dai partecipanti di una
serie di significati in gran parte di natura simbolica. Il luogo
del rave viene considerato, per tutta la durata della festa, come
luogo separato dalla comunità civile, dalla topografia
della vita quotidiana, luogo "altro", ricco di simboli
condivisi anche da tradizioni molto antiche. E il fatto che non
sia scontata l'adesione a questo tipo di esperienza lo trasforma
in un percorso in parte misterioso, una sorta di strada iniziatica".
Dunque in un techno-party il connubio tra la musica, il corpo
e la tecnologia richiama stati di trance tipici di riti e pratiche
tradizionali come ad esempio il tarantismo. Qual è il rapporto
tra i nuovi rituali urbani e le antiche tradizioni locali?
"La possibilità di accedere a uno stato modificato
di coscienza è una funzione che si attribuisce alla musica
fin dalle società tradizionali. Fin dalla riflessione platonico-aristotelica
si è attribuito alla musica un potere: si classificavano
addirittura alcune scale melodiche e piedi ritmici come capaci
di suscitare l'una o l'altra emozione nell'animo umano. Anche
il rave condivide alcune antiche tradizioni e credenze sul potere
della musica, in uno stadio molto tardo, ma non per questo privo
di continuità".
E quali sono invece le differenze sostanziali tra gli stati
di trance nel rito collettivo moderno del rave e in quelli antichi?
"Mentre nelle società tradizionali la "trance",
perseguibile attraverso precise e convenzionali tecniche del corpo,
è solamente un mezzo per accedere a un fine, ossia l'incontro
con il trascendente, nella realtà metropolitana contemporanea,
di cui il rave fa parte, si è avuto un netto scambio del
mezzo con il fine, nel senso che accedere ad uno stato modificato
di coscienza attraverso un'esperienza come quella del rave ne
è diventata la finalità".
Che rapporto c'è tra la ricerca di stati modificati
di coscienza e l'assunzione di droghe come l'ecstasy?
"Per esperienza credo di poter dire che l'incidenza della
droga, in particolare dell'ecstasy, è stata sopravvalutata.
C'è sicuramente un'etica e un'estetica dello "sballo"
nel fenomeno rave, ma non necessariamente legato a un'induzione
di tipo tossicologico. Credo che lo "sballo"sia legato
anche a questo potere enorme attribuito alla musica e alla sua
capacità di trasportare in uno stato di coscienza diverso".
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