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"DAC",
n° 25/1990
ANTEPRIMA
"GUITAR MADENESS"
di
Mario Luzzi
Siamo negli studi di registrazione Sonic di Roma, dove sta avendo
luogo il missaggio (digitale, computerizzato, e nello splendore
di un banco-mixer Sound State Logic) dell'incisione di esordio
di un originalissimo gruppo, Guitar Madness. Il nome richiama
subito alla mente Tenor Madness, lo storico incontro che si tenne
nel '56 nello studio di Rudy Van Gelder a Hackensack, nel New
Jersey, fra due grandissimi tenorsassofonisti, Sonny Rollins e
John Coltrane. E non è un caso, perché Guitar Madness
costituisce, nel suo piccolo e in una dimensione di notevole stimolo,
un supergruppo formato da quelli che probabilmente sono i tre
chitarristi elettrici più brillanti e aperti dell'ultima
generazione della jazz-fusion italiana, coadiuvati dalla ritmica
d'eccezione di Enzo Pietropaoli al contrabbasso e Roberto Gatto
alla batteria.
La sorpresa, piacevolissima sia sotto il profilo tecnico che espressivo
e progettuale, è nell'ascoltare un gruppo impegnato a dar
vita a qualcosa di autenticamente originale che non ha praticamente
nulla a che vedere con la solita e solare fusion. Una spumeggiante
aggregazione di stimoli dove si sentono fremere non soltanto la
sapienza del jazz e l'elettricità del rock, ma una intelligente
traduzione in termini chitarristici di trenta o quarant'anni di
musica dove si muovono in alternanza "hard-bop" e "free-jazz",
passando attraverso delicati momenti acustici e furiose improvvisazione
collettive, atmosfere tradizionali rivisitate e pura avanguardia,
con una forza d'impatto sempre elevatissima, e un'inedita sonorità
d'insieme.
Il progetto, ideato e prodotto da Gianfranco Salvatore per la
New Sound Planet, è davvero originalissimo, e per questo
ci interessa sapere da quali esigenze è nato Guitar Madness.
"Una esigenza", puntualizza Gianfranco Salvatore,
"che si basa sul mio particolare interesse verso quella vera
e propria rinascita, sia tecnica che stilistica, che la chitarra
ha avuto nel corso degli anni Ottanta. Ho cominciato a chiedermi
quale poteva essere la sintesi di tutte le più recenti
tendenze chitarristiche, e ho cominciato a sognare un gruppo che
potesse funzionare come una sintesi espressiva globale, non limitata
solo al tipico repertorio chitarristico, ma comunque basata sulle
vere possibilità di sound che sono oggi ottenibili dalle
chitarre: una specie di Big Band a corde, in miniatura".
Messa a punto l'idea, come si è sviluppata la preparazione?
"Ho cercato di trovare tre chitarristi che fossero diversi
ma complementari per tecnica e stile, e che soprattutto fossero
dei musicisti completi: autori e arrangiatori, oltre che ottimi
strumentisti. Infine, cosa molto importante, dovevano avere delle
personalità solide e mature, per evitare che sorgessero
inutili competitività, quegli ego trips così comuni,
specie tra i chitarristi. In Fiorentino, Mariani e Panico credo
di avere trovato i tre musicisti ideali, sotto ognuno di questi
aspetti. La fase progettuale è iniziata già dalla
fine del 1988, ed il gruppo ha iniziato a provare circa un anno
fa. Ho cercato di individuare un primo repertorio che funzionasse
da 'test' per le possibilità del gruppo: ci tenevo a che
ci confrontassimo con alcune opere jazzistiche di taglio polifonico
o contappuntistico, a tre o più voci. Di quei primi esperimenti
sono rimasti, in questa incisione, Images di Oliver Nelson,
Ow! di Dizzy Gillespie, e un brano a sei voci che, pur
essendo recente, io considero come un vero e proprio classico:
Gold Mine del gruppo vocale dei Take Six, che abbiamo riorchestrato
come un brano da Big Band, con l'aiuto di Mario Raja".
Il nostro interlocutore e produttore di Guitar Madness, è
anche un critico militante che sovente lamenta l'inutilità
di certe produzioni e una produttività esagerata rispetto
alle idee musicali in circolazione. In considerazione di ciò
e del suo lavoro produttivo in sensibile crescita costante, c'incuriosisce
sapere come si pone dinanzi ad una sua nuova produzione, con quale
spirito, timori e impegno.
"Cerco di progettare musica che mi piacerebbe ascoltare,
e che non esiste ancora. Incontri di culture e di linguaggi musicali
diversi, oppure come nel caso di Guitar Madness
particolari organici strumentali che si confrontino con la tradizione
sviluppandola in senso contemporaneo. Ovviamente certe cose vanno
fatte sul serio: progetti di questo genere richiedono un tempo
medio di preparazione di un anno e più".
Il CD di Guitar Madness è in arrivo per l'inizio del prossimo
mese sul mercato italiano e, entro o subito dopo l'estate, in
Europa, Giappone e Stati Uniti.
E visto che il gruppo è sponsorizzato dalla Peavey americana,
di cui stanno collaudando la nuova linea di chitarre elettriche,
la Generation Series, proprio gli eccellenti strumenti che il
gruppo ha utilizzato per questa incisione, si parla già
di un tour di Guitar Madness negli States. Auguri.
M.L.
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