"I-AM" (www.i-am.it), autunno 2000

GIANFRANCO SALVATORE, SEI UN MITO!
HA FONDATO L'ACCADEMIA DELLA CRITICA MUSICALE

 

Possiamo considerarlo il Tullio De Mauro della canzone popolare contemporanea, ma anche del pop e della musica afro-americana.
Anzi, di più, visto che di cattedre di jazz in Italia ce ne sono solo tre (lui insegna allùUniversità di Lecce, Facoltà di Beni culturali; le altre due sono al DAMS di Bologna che fu la prima ad istituirla, 25 anni fa, e c'è un incarico non strutturato presso una cattedra vera e propria all'Università di Torino). Di pop, invece, la cattedra è l'unica della penisola ed è anch'essa a Lecce. Nei Conservatori, poi, peggio che andar di notte.

Gianfranco Salvatore, incontrato all'Accademia della Critica - anch'essa fenomeno peculiare nel panorama culturale italiano ed addirittura europeo - da lui fondata a Roma nove anni fa (è in via Andrea Doria 40, al quartiere Prati), non si vanta affatto di questa sua unicità: 'Per l'Accademia questo suo essere un fenomeno unico non è un fatto di cui gloriarsi; anzi ritengo che sia una disdetta, perchè si tratta di una carenza degli altri sistemi scolastici, in questo caso europei - dice - "che non hanno saputo cogliere l'importanza del fenomeno musicale moderno e della necessità di professionalità che esso ha." E liquida qui la questione, addirittura un po' scanzonatamente.


Dunque, sei un innovativo.

Piuttosto lo è la mia Facoltà che è stata una delle prime in Beni Culturali ed ha un indirizzo musicale molto completo; fra le omologhe, infatti, non tutte lo hanno così ampio.

E l'Accademia sono stato a lungo convinto fosse l'unico corso di formazione professionale per critici ed altre professioni musicali di supporto (ci sono infatti anche nel suo ambito, altre specializzazioni, oltre alla critica, per lavori come ad esempio il produttore discografico, l'ufficio stampa, il conduttore ed autore radiofonico ed altri) in Italia.

Invece, neanche in Europa c'è un'istituzione simile alla nostra. Ciò vuol dire che in tutto il Vecchio Continente questo mestiere non ha ancora un suo codice deontologico e professionale.

Noi ci siamo sforzati d'inventarcelo, traendolo dalle esperienze di decine di professionisti che insegnano in questa scuola.

Inoltre, dirigo a Lecce un Istituto culturale che si occupa di tradizioni popolari: si chiama Istituto Carpitella in memoria dello scomparso etno-musicologo Diego Carpitella.

Oltre a ciò, presiedo due collane di libri, ovviamente di carattere musicale, ed una rivista di cultura tradizionale che si chiama Melissi che è il nome griko dell'ape.

Il territorio dove lavoro, il Salento, ha una dozzina di Comuni che rappresentano un lembo di Magna Grecia sopravvissuta miracolosamente nelle sue tradizioni e nella sua lingua, il grecanico, un antico dialetto greco, al passare dei secoli.

E l'Istituto Carpitella è gestito dal Consorzio dei Comuni che si rifanno a questa limitatissima e perciò preziosa tradizione.

E poi sembra che tu sia il più grande interprete del Battisti-pensiero

Ho pubblicato in totale una ventina di libri, naturalmente non tutti dedicati a Battisti, ma solo due.
Fra gli altri, alcuni sono di metodologia della critica, altri sono di storia del jazz o di storia della musica pop.

I due su Battisti sono L'Alchimia del verso cantato e l'altro, scritto a quattro mani con Giulio Rapetti, ossia Mogol, è L'arcobaleno.

Il primo nacque dallo sviluppo del programma di metodologia della critica che io creai per questa scuola. Studiavamo le forme della musica pop, quindi la forma-canzone: perciò gli esempi più classici di analisi li facevamo per l'Inghilterra sui Beatles e per l'Italia su Battisti.

La cosa nacque quando volemmo trarre dal corso un testo che, poi, si è trasformato in un'altra cosa, perchè è diventato un libro di teoria della canzone, un tipo di ausilio anche didattico che non esisteva in Italia. Nella seconda parte del testo viene analizzato tutto il corpus delle canzoni di Battisti, cosicchè per metà il libro è su Battisti.

Da qui nacque l'amicizia con Mogol che un paio d'anni fa, un po' scandalizzato che fossero in giro una quindicina di libri su Battisti, il cui livello va dal disinformato al malevolo, decise che ci voleva un libro che dicesse la verità, e che avesse come testimoni le non tante persone, sei o sette, che effettivamente avevano seguito da vicino la vita personale ed artistica di Lucio, dagli anni '60 fino alla fine: una versione romanzesca ma non romanzata, contenente il resoconto più vicino alla verità.

In realtà io non sono strettamente un battistologo; adesso forse lo sono diventato.
Sono nato professionalmente 25 anni fa, cominciando a pubblicare nel '76, come un teorico, perchè sono di formazione semiotico-antropologica, formazione che ho applicato alla musica.
Con gli anni, come spesso succede, sono diventato anche uno storico, perchè la storia delle musiche pop, jazz, ma anche blues, di cui mi occupo non è ancora una storia esaurita, dal punto di vista della ricerca.


A che punto è la cultura musicale in Italia in questo momento?

Cultura musicale è una parola grossa; se parliamo di musica popolare contemporanea, posso dire che è ad una svolta, soprattutto dal punto di vista di uno studio anche scientifico, accademico.

La battaglia per una pari dignità delle musiche di tradizione popolare, anche contemporanea, (perchè una volta per musica tradizionale s'intendeva quella tramandata oralmente, mentre oggi c'è questo ibrido che è la canzone d'autore) è recente.

Essa è iniziata circa cinque anni fa, a mio avviso per la concomitanza di due eventi: innanzitutto, per la prima formulazione, che ha poi seguito sviluppi anche controversi, della legge sulla musica in Italia, che il governo dell'Ulivo non ha portato all'approvazione, ma che ha impegnato per anni molti di noi, in qualità di consulenti parlamentari, nonchè molti esponenti politici, non solo dei DS, bensì anche di Rifondazione e dei Verdi.

Il primo firmatario credo che fosse Walter Veltroni, poi c'erano anche la senatrice Mainieri e per Rifondazione il cantautore eletto nelle sue fila, Pietrangeli. La legge non è andata in porto però ha posto per la prima volta il problema della pari dignità delle musiche sia di estrazione accademica sia di estrazione popolare e, in quest'ultimo caso, sia quella di tradizione tout court sia contemporanea.

Altro fatto avvenuto in concomitanza è la creazione della mia cattedra in musica pop all'Università di Lecce, voluta da due persone che non vengono mai nominate, ma che sono state le prime a registrare l'importanza dello studio della materia: uno è Giovanni Carli Ballola che è uno dei decani della critica musicale italiana in campo classico ed è il critico dell'Espresso; poi c'è Gino Rizzo che è il preside della nostra Facoltà ed è una persona che ha il senso della modernità e della cultura musicale.

Io insegnavo lì storia del jazz; proposi quest'ulteriore insegnamento e scoprii che Carli Ballola in realtà l'aveva già prevista. Sono cinque anni che in Italia si conduce questa ...dire battaglia della pari dignità credo sia un po' pomposo.
Alle spalle c'erano decenni di diffidenza del mondo accademico rispetto alla cultura musicale non classica.

Anche se segnali importanti invece c'erano stati, come l'atteggiamento cosmopolita e aperto di Luciano Berio, uno dei più grandi compositori viventi e attuale direttore dell'Accademia di Santa Cecilia, qui a Roma: già negli anni 60 fece un lavoro molto bello sulla musica dei Beatles; poi c'è stato Pierre Boulez che invece è un pò integralista, ma ha sempre ammesso il suo rispetto almeno per la musica dei Beatles e di Frank Zappa (un altro autore su cui ho scritto un libro).

Ci sono delle punte di eccellenza nella musica pop che sono state riconosciute dai compositori di musica e dagli accademici più illuminati. Quella che non era stata ancora tentata era una valutazione complessiva; il che vuol dire fondare un'Estetica, cosa che non si fa dalla sera alla mattina.

Nel mondo ci sono sicuramente Paesi più avanzati di noi in questo settore: due ottime scuole di studio scientifico della musica pop sono una in Gran Bretagna ed una un po' sparsa nelle Nazioni scandinave.
Gli altri Paesi hanno un'educazione musicale di base, anche nelle scuole elementari e medie, più avanzata della nostra, dalla Germania ai Paesi dell'Europa centrale, ma non sono certo più avanti di noi nel campo di una valutazione critica complessiva di questo patrimonio musicale che raccoglie tutta la canzone moderna, e nasce con Gershwin, Cole Porter, quindi negli anni 20 e 30.

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© Gianfranco Salvatore 2001

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