QUOTIDIANO DI LECCE, mercoledì 18 luglio 2001

 


IL MUSICOLOGO
"IL DIALETTO CHE SPOSA I RITMI VENUTI DELL'AMERICA"

di Federico Capone

 

 

 

 



"L'arte della musica popolare contemporanea sta anche nelle sue latenze, nella sua capacità di essere continuamente ritradotta, nella sua dialettica tra localismi e universalità. Uno dei motivi di maggiore interesse di questo lavoro di ricerca sta proprio nel cogliere il fenomeno della "ricontestualizzazione", rispetto ad un territorio e ad una cultura diversi, di un linguaggio nato dalla tradizione afroamericana": Gianfranco Salvatore, titolare della cattedra di Storia della musica moderna e contemporanea presso l'università di Lecce, sottolinea lo spirito innovativo di questa tesi di laurea che segna un'importante novità nell'ambito dell'accademia universitaria.

Professore, come si configura nella produzione salentina questa ricontestualizzazione?

"Mi riferisco all'uso dei dialetti, ma anche alle intonazioni, alle condotte vocali, ai fraseggi e alle strutture melodiche e armoniche che riempiono il canovaccio afroamericano di stilemi e contenuti locali, alcuni dei quali ricollegati alla tradizione. Ovviamente, questo tipo di ricerca, che per il momento non è entrata nello specifico degli aspetti musicali, merita di essere approfondita ed estesa".

Quali possono essere i punti di incontro fra l'universo afro-americano dell'hip hop e la musica salentina?

"Ce ne sono già stati, altri se ne possono individuare. E' singolare che nell'hip hop salentino non si sia ancora approfondito il confronto sul piano ritmico, ricchissimo in entrambe le tradizioni. Ad esempio, quando nacque "La Notte della Taranta", la manifestazione dedicata alla musica popolare salentina, la ricerca di una poliritmia "ibrida" fu il primo problema affrontato in sede di workshop, anche polemicamente. Il risultato però fu di portata storica e si può facilmente leggere nell'attività di alcune formazioni salentine nate dopo quell'esperienza, e forse anche in qualche gruppo che preesisteva".

Un lavoro da studioso, il suo, che va ad incrociarsi con i programmi della Notte della Taranta.

"Sono un afroamericanista e, dunque, il discorso mi interessa particolarmente. L'anno scorso, il coinvolgimento di Joe Zawinul ha indicato una strada "afroamericanista" possibile, ma molto rispettosa delle identità locali. Successivamente, dopo qualche viaggio di ricerca compiuto anche per conto del mondo universitario e degli Istituti italiani di cultura, abbiamo messo a punto un progetto di confronto della musica salentina con varie culture "negre" sia africane, sia afro-mediterranee (i Gnawa del Marocco), sia afroamericane, in particolare cubane. Esistono punti di compatibilità e confronto sia negli aspetti ritmico-coreutici che in quelli puramente espressivi, ma soprattutto c'è in comune la cultura della trance, sia sul piano rituale che su quello musicale".

Federico Capone

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© Gianfranco Salvatore 2001

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