"LIBERARS", anno V n. 4 (2000)

 

 

LA TARANTA E' SEMPRE VIVA

di Federico Capone


 

Intervista al professor Gianfranco Salvatore, direttore artistico del festival "La Notte della Taranta" e docente di Civiltà Musicale Afroamericana presso la Facoltà di Beni Culturali dell’Università di Lecce.



Come mai la scelta di svolgere in dodici serate "La Notte della Taranta" anziché in una sola come invece è avvenuto per le passate edizioni?

Era un’esigenza. Nelle edizioni precedenti avevamo i concerti in rete, otto-dieci concerti simultaneamente nei centri della Grecìa salentina, prima che musicisti e spettatori convergessero nella piazza di Melpignano per assistere all’evento finale. La simultaneità aveva un forte impatto simbolico, ma rendeva impossibile ascoltare più di un gruppo. Inoltre lo scorso anno la grande affluenza alla manifestazione ha causato enormi ingorghi stradali su tutto il territorio, Quest’anno abbiamo preferito che dieci gruppi della tradizione salentina si esibissero su tutto il territorio della Grecìa, una serata ciascuno, in un vero e proprio festival. Per questa edizione ci sembrava doveroso dare a ciascuno dei concerti e a ciascuno dei gruppi locali la stessa visibilità e la stessa progettualità che ha l’evento finale; per questo tutte le serate del festival, circa una quindicina, sono state delle produzioni originali, dei progetti speciali in cui ciascuno dei gruppi della tradizione incontrava un musicista o un intero gruppo appartenente ad un’altra tradizione dell’Italia o del Mediterraneo. Concerti unici e spesso irripetibili, che mirano a estendere a tutti i gruppi salentini l’opportunità della sperimentazione, che è tipica di questo festival.

La tarantella e la pizzica-pizzica svolgono un ruolo centrale in "La Notte della Taranta", non si corre il rischio di trascurare la tradizione per dare spazio alla sperimentazione?

Il tarantismo è stato un fenomeno europeo, diffuso dalla Spagna alla Grecia; lo sentiamo come salentino semplicemente perchè la sua storia nel Salento è stata molto più lunga e visibile. Qualcuno ha scritto che il tarantismo è morto, e che di conseguenza è inutile suonare le sue musiche. In realtà il tarantismo forse è morto come fenomeno religioso ma assolutamente non è morto come modello di identità dei salentini, i quali lo sentono a tutti i livelli, in maniera interclassista e intergenerazionale; lo si riscontra nella passione collettiva per il ballo, per la pratica del tamburello, e anche nel grande seguito che sta avendo la nostra manifestazione.

Perché è stato scelto Joe Zawinul come arrangiatore della Notte dellla Taranta, non è musicalmente lontano dalle musiche della tradizione salentina?

Joe Zawinul è ricordato come l’inventore del jazz elettrico con Miles Davis, ma da trent’anni, non bisogna dimenticarlo, percorre i territori della world music, un movimento che tende a trovare la quintessenza comune a tutte le musiche del mondo. La cosa che ci fa particolarmente onore è che in questi trent’anni solo una volta ha prodotto un disco basato su una tradizione particolare, con un famoso musicista del Mali, Salif Keita. Questa è solo la seconda volta che lo fa, e ha accettato perché ha avuto modo di ascoltare la musica della tradizione popolare salentina, sia storica che contemporanea, e se ne è appassionato.

A che punto siamo con le ricerche storiche sul tarantismo?

A quarant’anni dalle ricerche di Ernesto De Martino ci sono stati alcuni altri importanti momenti di ricerca, il più recente tra questi sta in una raccolta di saggi di studiosi italiani, ma non solo, negli atti del convegno di Galatina di due anni fa. Inoltre proprio di questi giorni è la notizia di un incontro con una mia collega dell’università di La Havana, a Cuba, che è qui nel Salento per varie ragioni, fra queste lo studio dei rapporti fra il tarantismo e la santerìa cubana. E’ una ulteriore dimostrazione che l’interesse per il tarantismo è vivo, non solo fra gli studiosi locali o che fanno capo all’Università di Lecce. E’ assolutamente un fenomeno di interesse mondiale.

Fra quanto tempo si potrà partire dalla tarantella e dalla pizzica-pizzica per sperimentare nuovi territori musicali?

Innanzitutto "La Notte della Taranta" è una iniziativa dell’Istituto Carpitella, e l’azione dell’istituto in questione si muove su due binari paralleli: uno è quello della documentazione e della ricerca, l’altro è quello della sperimentazione. E questa rassegna è un modo di dimostrare come sulla base dei risultati di ricerche storiografiche e scientifiche si possa produrre nuova musica. Penso che gli stessi concerti della "La Notte della Taranta" rappresentino una dimostrazione importante che il processo di sperimentazione è già in atto.

Federico Capone

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© Gianfranco Salvatore 2001

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