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"MUSICA
DOMANI", settembre 2000
DAL
PIACERE DELLASCOLTO ALLA COMPRENSIONE
di
Luca Marconi
(1)
E evidente che, a partire dallascolto di una musica,
il numero di obiettivi educativi conseguibili è pressocché
infinito, ma in questo caso la questione cruciale è che
vengono ascoltati i brani preferiti dagli studenti ai quali ci
si rivolge. A tuo parere, tra i compiti dellinsegnante cè
quello di incidere sui gusti e sul piacere di ascoltare popular
music dei suoi studenti? E se è uno dei suoi compiti, come
si dovrebbe regolare?
Il
problema di fondo dellinsegnamento della "popular music"
sta nel fatto questa definizione-ombrello copre generi, stili
e campi musicali anche molto distanti. Come la musica "cólta",
anche quella popolare-contemporanea ha una sua "musica antica"
fortemente idiomatica (il rocknroll) e le sue avanguardie
anche radicali; ha un repertorio vocale e uno strumentale; assume
forme aperte o chiuse. Ognuna di queste aree stilistiche o formali
cattura pubblici diversi (e spesso in polemica fra di loro). Trasmettere
elementi storici, critici e analitici relativamente a questa vasta
area musicale comporta inevitabilmente la responsabilità
di incidere sui gusti individuali degli studenti, per superare
certe prevenzioni (forse più radicate che presso gli estimatori
della musica "cólta") e stimolare interessi a
vasto raggio. Ai miei studenti cerco di trasmettere in maniera
persuasiva un utile precetto. Spesso, quando si sottopone a un
ascoltatore una musica lontana dalle sue frequentazioni abituali,
si ottiene una reazione di rifiuto, che però andrebbe letta
come una forma di inconscia autodifesa: chi dice "non mi
piace" spesso vuol dire semplicemente "non lo capisco".
Se si riesce a convincere gli studenti che la capacità
di "comprendere" incrementa il piacere dellascolto,
se si è capaci di illustrare una musica non solo dal punto
di vista storico ma entrando nei meccanismi (antropologici e semiotici)
del suo linguaggio, è possibile ottenere il risultato voluto.
Servono, insomma, un amo e unesca: e se lamo sarà
di tipo didattico (cioè, in ultima analisi, metodologico),
lesca dovrà invece esprimere un forte elemento umano:
la possibilità di incrementare il piacere dellascolto.
La mia esperienza di docente, al riguardo, è positiva.
2)
Quando si parla di affrontare la popular music a scuola, una
delle lamentele che vengono spesso sollevate dagli insegnanti
è che nellambito delleditoria sono poche le
pubblicazioni utilizzabili in classe in modo proficuo: nelle librerie
si trovano soprattutto scritti per i fan e qualche trattazione
musicologica spesso di taglio troppo "accademico" per
essere presentata agli studenti delle scuole medie, inferiori
o superiori. Quali suggerimenti daresti a chi esprime tali lamentele?
LAccademia
della Critica di Roma, che forma i nuovi professionisti dellinformazione
e della critica musicale ma organizza anche stages per la formazione
di base degli ascoltatori su particolari generi musicali, cura
una collana di libri, "Suonerie", pubblicata dalleditore
Castelvecchi. La collana è espressamente studiata per creare
strumenti informativi e formativi attraverso pubblicazioni che
non siano né per i fans né per gli specialisti,
cercando inoltre di colmare certi vuoti editoriali tipicamente
italiani. Fra i titoli già pubblicati, alcuni sono manuali
riguardanti tradizioni musicali etniche, affidati a specialisti
italiani di primo piano, che forniscono un completo panorama storico,
stilistico e organologico. Ricordo "La musica celtica"
di Stefano Pogelli, "La musica country" di Mariano De
Simone, e il recente "Klezmer!" di Gabriele Coen e Isotta
Toso. Altri titoli trattano argomenti dalla canzone dautore
italiana alla techno fino a Frank Zappa su cui esiste in
Italia una pubblicistica anche ampia, ma generalmente priva di
approfondimenti critici: cito al riguardo "Mogol-Battisti,
lalchimia del verso cantato", "Techno-Trance,
una rivoluzione musicale di fine millennio", "Frank
Zappa domani", tutti curati da me. La collana intende anche
ricostruire il panorama storico di particolari esperienze musicali
su cui non esistevano finora trattazioni complete: cito in particolare
"Bibidi Bobidi Bu, la musica nei cartoni animati da Betty
Boop a Peter Gabriel", di Guido Michelone e Giuseppe Valenzise.
3)
Passiamo infine al versante del "fare popular music a
scuola". A tuo parere, come dovrebbe comportarsi, in proposito,
chi opera nella "scuola di base"? E quale relazione
si dovrebbe impostare tra il fare popular music a scuola e lascoltare
criticamente questo repertorio?
La
mia esperienza di docente presso la Facoltà di Beni Culturali
dellUniversità di Lecce mi ha messo, a questo riguardo,
in una posizione molto favorita, perché il 90% dei miei
studenti sono musicisti: ciò mi ha concesso di combinare
gli aspetti storici e teorici con esperienze di musica dinsieme
relative allargomento dei corsi monografici. Nella scuola
di base si potrebbe fare qualcosa di simile, dividendo ogni classe
in due settori complementari, impegnati attorno allargomento
dei corsi: usando ad esempio gli studenti con pratica strumentale
o vocale per creare esperienze di musica dinsieme, e gli
studenti "non musicisti" per elaborare elementi critico-analitici
relativi al lavoro degli studenti "musicisti", in uno
spirito di collaborazione costruttiva.
Luca
Marconi
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