"STEREOPLAY" - n° 168, maggio 1988

 

ISOLE SONANTI

di Mario Luzzi

 

 

 

 

 

 

Isole Sonanti, il progetto discografico, editoriale e spettacolare ideato e diretto dal giornalista e musicologo Gianfranco Salvatore e prodotto dall'Ismez, pubblica il suo primo libro e il secondo disco. Un'occasione per parlarne con l'autore e rivedere scopi e finalità di questa iniziativa culturale che non ha eguali in Europa.

L'Ismez, ovvero l'Istituto Nazionale per lo Sviluppo Musicale del Mezzogiorno, è ormai una delle realtà culturali più interessanti d'Europa, un istituto che promuove e finanzia una ricerca di respiro quinquennale, aperta da un convegno nel 1983 sul tema "Jazz e cultura mediterranea". Un progetto di ricerca che si articola in vari filoni: discografico, antropologico e sociologico. La ricerca propriamente condotta nel campo musicale, è finalizzata alla produzione di composizioni inedite, che ogni anno vengono presentate in "prima" al Festival di Roccella Jonica e successivamente proposte su disco. Tra le iniziative di carattere antropologico c'è Isole Sonanti, un progetto discografico, editoriale e spettacolare ideato e diretto da Gianfranco Salvatore, giornalista, musicologo. La recente pubblicazione del secondo album della collana e di un libro, il primo di una serie, ci ha suggerito un incontro con l'autore che consente di approfondire la conoscenza di questa ricerca, di conoscere l'ampiezza del progetto e anticipare le future emissioni.

L'ultimo album che hai prodotto per Isole Sonanti, "Anadyomen e", è di Roberto Laneri, personaggio assai più conosciuto all'estero che in Italia. (…) Mi pare che nel disco "Anadyomene", da te prodotto, cerchi appunto una sintesi di tutte queste inclinazioni stilistiche.

È così. Per realizzare il mio progetto, che è ispirato alle celebrazioni rinacsimentali della nascita di Afrodite, ma che volevo rispecchiasse un inconsueto aspetto "neo-barbarico" e orientalizzante del Rinascimento italiano, avevo bisogno di un musicista che fosse non solo un esperto di musica antica, ma anche un polistrumentista in grado di suonare vari strumenti etnici, dalle trombe di conchiglia al sitar alle percussioni africane, e che fosse anche in grado di simulare suoni europei ed extraeuropei attraverso l'elettronica, con la tecnica del campionamento digitale dei suoni acustici. Mi ritengo fortunato ad aver potuto trovare, in Roberto Laneri, un compositore e uno strumentista con così vasto orizzonte espressivo.

"Anadyomene" di Laneri è il secondo album della collana Isole Sonanti, ed è stato preceduto da "Outings" di Steve Lacy che ha avuto un grosso successo di critica in Italia e all'estero. Mi chiedo come si collocano nella stessa collana due aspetti sonori così diversi e due personaggi così differenti.

È una domanda pertinente, perchè, come tutti sanno, Lacy è un jazzista d'avanguardia, ed è il più grande specialista vivente del sax soprano, mentre Laneri è un polistrumentista e, pur avendo avuto diverse esperienze nel jazz, non credo che ami più considerarsi un jazzista. Ma la connessione è nello spirito della collana discografica che dirigo, e che fa parte di un mio progetto, patrocinato dall'Ismez, che indaga sulle musiche del Mediterraneo dal punto di vista del loro immaginario mitologico, e del loro patrimonio di simboli. Così, il disco che ho commissionato a Steve Lacy è un'esplorazione del tema archetipico del Labirinto: e credo che solo Steve, nel mondo, potesse comporre un'opera di simile complessità lavorando sugli stimoli di natura "visiva" e "mitologica" che gli ho fornito, creando una musica che descrive un vero e proprio viaggio nel Labirinto, in un percorso intricato. Il disco di Laneri è invece dedicato alla simbologia della tromba di conchiglia, e alle sue relazioni simboliche con i miti della nascita di Afrodite da una conchiglia. Il risultato è una raccolta di canzoni pseudo-rinascimentali, con forti influenze orientali, nelle quali la cantante americana Lee Colbert canta un mio montaggio di testi di Angelo Poliziano, il celebre poeta del Quattrocento. Vedo che molti recensori, dato l'eclettismo dell'opera, la stanno classificando sotto l'etichetta di "New Age Music".

Tornando a Lacy, è nota la sua prolificità, con i suoi oltre cento album registrati. Il suo "Outings" per Isole Sonanti si distingue per non essere il solito disco di Lacy in gruppo o registrato in solitudine. Complimenti…

È vero, "Outings" è l'unica opera discografica di Lacy nella quale egli sovrappone fino a sei sax soprani in sovraincisione, realizzando tra l'altro, con questa tecnica, un'affascinante imitazione dei suoni e dei flussi del mare Mediterraneo. La stampa italiana, francese, inglese, spagnola e americana l'ha definito un capolavoro, uno dei dischi più belli di Steve Lacy. Mi sto appunto occupando, adesso, di migliorare la distribuzione europea di Isole Sonanti, e sto inaugurandone la distribuzione americana. Pare anche che i giapponesi siano interessati a stampare l'opera di Lacy in Compact Disc.

Puoi chiarire meglio come queste operazioni discografiche si inseriscono nel tuo progetto di ricerca sulle musiche del Mediterraneo?


Come sai, noi non possediamo più le musiche delle antiche civiltà del Mediterraneo, a parte una ventina di frammenti di musica greca e uno di musica latina: tutti brevissimi, "mutili" e di dubbia interpretazione. Le mie ricerche si basano dunque su una prospettiva nuova: indagare l'immaginario musicale mediterraneo attraverso lo studio dei suoi simboli e dei suoi archetipi, per poi commissionare a musicisti di tutto il mondo appartenenti alle più disparate aree stilistiche, ma sulla base dell'immaginario musicale del Mediterraneo, la creazione di musica nuova che rispecchi almeno le basi di un pensiero musicale la cui tradizione, altrimenti, sarebbe del tutto perduta. Il contenuto di queste mie ricerche, che per il momento hanno preso in considerazione solo tre temi archetipici – Il Labirinto, La Conchiglia, La Trance – è stato appena pubblicato in un mio libro, edito dalla Ismez, che porta il titolo Isole Sonanti. Scenari archetipici della musica del Mediterraneo, e che costituisce il primo volume di una serie che spero andrà avanti per anni. Isole Sonanti, infatti, si avvia a diventare il Dipartimento di Ricerca dell'Ismez, in seno al quale nasceranno sempre nuove iniziative che, a partire dalla ricerca, si svilupperanno nella produzione. Già adesso, i tre temi archetipici del mio libro si sono concretizzati in tre opere musicali: oltre al Labirinto musicato da Lacy e alla Conchiglia celebrata da Laneri, infatti, ho affidato a Ray Lema – un compositore dello Zaire che si è formato in America e risiede oggi a Parigi, e che è il più profondo musicista africano della scena contemporanea – il compito di creare una composizione sinfonica basata sulle originali musiche di "trance" africane, probabilmente avrà per titolo "Trance Music".

Il tuo progetto ha visto anche la coproduzione della RAI, come mai?


Lo devo alla mia lunga collaborazione, come autore e regista, con Audiobox, il settore di ricerca sonora e drammaturgica di RadioUno diretto da Pinotto Fava. L'idea è quella che la ricerca, ispirata dallo studio antropologico e archetipologico delle mitologie mediterranee, diventi musica con la collana discografica, per poi confluire di nuovo nella "fiction" con una serie di opere di drammaturgia sonora, basate sul contenuto delle mie ricerche e sulle musiche dei miei dischi, e prodotte da Audiobox. Le registrazioni di questi miei audiodrammi saranno poi pubblicate in cofanetto assieme alla ristampa della collana discografica e del mio libro, in un "pacchetto" che contenga tutte le tappe – editoriali, discografiche e drammaturgiche – del mio progetto. Inoltre, ti affido un'anteprima: il mio audiodramma basato su Anadyomene sta per diventare un progetto teatrale multimediale, un'"opera totale" basata su teatro, musica e danza, con una "colonna video" della durata di un'ora e mezza e interamente realizzata in "Computer Graphics". Una specie di lungo, complesso videoclip di "archetipologia mediterranea".

Era cominciato tutto con una ricerca, proseguito con un disco, due dischi, un libro… Ed ora l'opera di Gianfranco Salvatore va assumendo mano mano profili più spiccatamente multimediali. È la cultura che avanza, una volta tanto, a dispetto della bieca commercializzazione. Ed anche se il jazz ha un ruolo di contorno in questa ampia operazione culturale, siamo felici di divulgare questa ascesa. Perché in fondo, Isole Sonanti, vuoi per il suo ideatore e realizzatore, vuoi per l'Ismez che la patrocinia e finanzia, è nata proprio dall'idea di ricercare connessione e confronti fra il jazz e la cultura mediterranea.

Mario Luzzi

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