Gianfranco Salvatore
Frank Zappa e il ritmo

Due fascicoli allegati ai nn. 39 e 40 del mensile “Percussioni”
(febbraio e marzo 1994)















 

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Frank Zappa è stato paragonato a Miles Davis per la sua capacità di scoprire e proporre al pubblico strumentisti di prim'ordine, spesso destinati essi stessi a far scuola: e ciò vale soprattutto per i batteristi. La ragione sta nel fatto che, nel complesso universo musicale zappiano, il ritmo è sempre stato una componente fondamentale, spesso assurgendo ad una funzione strutturale. Ciò si evince in maniera evidente nel rapporto di Zappa coi suoi batteristi (una sfilza di fuoriclasse che da Jimmy Carl Black, il batterista originale dei Mothers Of Invention, si estende negli anni Settanta e Ottanta ad Aynsley Dunbar, Jim Gordon, Ralph Humphrey, Chester Thompson, Terry Bozzio, Vinnie Colaiuta e Chad Wackerman) e con i suoi percussionisti (Arthur Tripp, Ruth Underwood e Ed Mann tra i massimi virtuosi), ma traspare in maniera evidente anche dal modo in cui Zappa articola composizioni e arrangiamenti, dalla sua produzione più rock a quella pseudo-jazzistica, dalle composizioni cameristiche a quelle sinfoniche, fino all'uso del Synclavier per realizzare ritmi "impossibili".

La scelta dei batteristi zappiani è stata sempre orientata, specie dagli anni Settanta in poi, dalla loro capacità di adeguarsi a questa immensa apertura metrico-ritmica e di assecondare l'estro dello Zappa-chitarrista senza costringerlo in schemi troppo vincolanti: "Preferisco che la sezione ritmica sia cosciente di dove sta la pulsazione-base del tempo e crei delle fondamenta stabili, così che io possa scorrerci sopra. E' anche difficile far sì che venga lasciato spazio nei punti in cui arrivano le [mie] note veloci. Le sezioni ritmiche hanno sempre la tendenza a copiare: se ascoltano qualcun altro che suona velocemente vogliono farlo anch'essi, finché non ne puoi più di sentire cose veloci" . Zappa non ha mai nascosto a se stesso il fatto che "lo stile del batterista è destinato a determinare lo stile della band, e la sua personalità pervade tutto quello che accade. Se è una persona selvaggia e folle, si avrà un gruppo selvaggio e folle" . Il leader ha dunque sempre tenuto conto della personalità dei propri batteristi, che ha finito per condizionare, secondo le varie fasi della sua produzione, il suo stesso stile di scrittura e di arrangiamento, nonché il repertorio scelto per le tournées. Tuttavia sia la musica (spesso molto complessa) scritta da Zappa che il suo particolare stile chitarristico presentano particolari e inderogabili esigenze ritmiche: e per ottenere le prestazioni da lui richieste, che richiedono un virtuosismo umile e non protagonistico - una combinazione di doti particolarmente difficile da realizzare per i drummers più spettacolari - Zappa ha rischiato anche il disamore dei propri sidemen, non lesinando critiche talvolta assai caustiche: "Ho sempre avuto buoni musicisti nella sezione ritmica, ma non potrei dire che siano sempre stati entusiasti di quello che io suono, o che l'abbiano capito molto bene, o che ci siano davvero entrati dentro. Se provengono dal jazz finiscono per suonare mondi di note-zanzara, nuvole di pentatoniche zanzareggianti, che non valgono una merda. Se vengono dal blues vogliono qualcuno che prenda tre note e ci faccia le sue contorsioni" .

Ma, grazie al suo genio ritmico, alla sua vocazione sperimentale e alla sua inflessibile, perfezionistica intransigenza, Zappa è stato il primo musicista rock a cimentarsi coi tempi dispari, i ritmi composti, i metri additivi; ad inserire nel gruppo due batteristi , o percussionisti che suonassero anche marimba, xilofono, vibrafono; a sovrapporre brani diversi suonati simultaneamente e sincronizzati in tempo reale, secondo il dettato di Charles Ives, nonché con quel metodo di sincronizzazione sperimentale di assoli e basi ritmiche di provenienza diversa da lui battezzato "xenocronia"; e più recentemente ad adottare i ritmi irrazionali, a formulare concetti come quello di "armonia percussiva" o di "dissonanza ritmica" (sue personali teorizzazioni), a perseguire soluzioni ritmiche ispirate alla logica dei frattali e realizzabili solo attraverso sofisticati computer digitali come il Synclavier. La sua stessa tecnica chitarristica, solisticamente impegnata in suddivisioni inconsuete ricavate dal fraseggio parlato, è di estremo interesse ritmico.

In questo saggio sulle concezioni ritmiche di Frank Zappa, anziché procedere per argomenti (i tempi dispari, la xenocronia, ecc.), preferisco prendere in esame cronologicamente la vicenda artistica di Frank Zappa dalle esperienze adolescenziali fino all'intera storia dei Mothers Of Invention, il gruppo con cui, dal '64 al '69, cambiò il volto del rock degli anni Sessanta; e dalla sua intraprendenza stilistica degli anni Settanta fino alla sua capacità di dividersi tra mercato e sperimentazione, sinfonismo e tecnologia, degli anni Ottanta e oltre. E, poiché su Zappa sono stati scritti oceani di imprecisioni e di sciocchezze, specialmente per quanto riguarda gli anni Sessanta e Settanta, procederò indicando in nota le fonti (quasi tutte interviste col Maestro) a cui ho attinto i dati più rari o più controversi.

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1. La vera storia (ritmica) del giovane Zappa
Se per un quarto di secolo, dal 1964 al 1988, Frank Zappa si è dimostrato uno dei chitarristi più originali della storia del rock, il merito va soprattutto alla particolarissima concezione ritmica del suo solismo. Ma la vocazione ritmica di Zappa è stata una componente prevalente anche nel suo stile compositivo, e ha spesso ottenuto risultati pionieristici: tempi dispari e metri additivi, ad esempio, sono stati introdotti da lui molto prima che dal jazz-rock. La ragione di tutte queste peculiarità, normalmente inconsuete in un chitarrista, sta nel fatto che Zappa non è nato musicalmente con la chitarra al collo, ma tra le percussioni e la batteria.

Volendo psicanalizzare la sua infanzia, si potrebbero rintracciare i prodromi di questa sua vocazione in quella che era la sua principale ossessione da bambino, la fabbricazione artigianale di esplosivi: ossessione forse indotta anche dal fatto di avere un padre che, sia durante la guerra che dopo, lavorò in varie posizioni al servizio dell'industria bellica americana, e che spesso gli portava a casa delle sostanze chimiche per farlo giocare. Più d'una volta il piccolo Zappa provocò delle esplosioni, e in almeno un'occasione rischiò di saltare in aria nel corso dei suoi esperimenti . Era anche attirato dagli spostamenti d'aria che la pressione sonora poteva provocare e che considerava come manifestazioni fisiche del suono , e sicuramente gli piaceva ascoltare il fragore e l'impatto delle esplosioni. Ma quest'hobby pericoloso non poteva andare avanti all'infinito, e a undici anni Zappa in qualche modo lo sublimò iscrivendosi a un corso di percussioni: fu il suo primo contatto con la musica, in un'età in cui ancora non ascoltava dischi (né lo facevano i suoi familiari). Tra il '51 e il '52 seguì un corso musicale per bambini a Monterey, dove la sua famiglia abitava all'epoca. Nel corso si impartiva l'insegnamento-base ai ragazzini che, al ritorno a scuola, sarebbero entrati nella banda scolastica. L'insegnante era Keith McKillip, l'unico maestro di rudimenti percussionistici nell'area di Pacific Grove, che faceva lezione su delle semplici assi poggiate sulle sedie. Il piccolo Frank non aveva un tamburo a casa, e dunque si esercitava nella sua stanza da letto sulla superficie di una scrivania, scrostandone poco a poco tutta la vernice: alla fine i genitori, esasperati, gli comprarono un rullante per farlo esercitare in garage. Nella banda scolastica il piccolo Zappa non assorbiva certo una vasta cultura musicale, e alla fine ne venne cacciato per aver fumato in divisa; ma la sua connaturata curiosità per ogni forma di bizzarria lo indusse a cercare di procurarsi la musica di un compositore dalla fama particolarmente ostica, Edgard Varèse. A quattordici anni, dopo un intero anno di ricerche, trovò finalmente, in un negozio di La Mesa, un disco che conteneva alcune composizioni di Varèse degli anni Venti: Ionisation, Octandre e Offrandes.

Quella musica gli piacque immensamente. L'ascoltava in continuazione, pervicacemente e solitariamente: non poteva certo condividere quell'esperienza così radicale con i suoi coetanei, e anche la madre gli aveva proibito di mettere quel disco così fragoroso in salotto, ma lui vi si immedesimava pienamente. In particolare Ionisation, per un ensemble di tredici esecutori alle prese con ben quarantuno strumenti a percussione, conteneva estese e virtuosistiche parti per rullante, il suo strumento; le vistose escursioni dinamiche previste in partitura si manifestavano in improvvise, irruente esplosioni; e perfino il titolo, secondo le informazioni che probabilmente Zappa traeva dalla continua rilettura delle note di copertina, si rifaceva alla principale fissazione "seria" del ragazzino, la chimica, alludendo a quel fenomeno, detto appunto "ionizzazione", che consiste nella dissociazione delle molecole delle sostanze solide quando entrano in soluzione in un liquido. Insomma: quella musica era un'entusiasmante proiezione del suo mondo interiore.

Il secondo disco a 33 giri che comprò fu La Sagra Della Primavera, e anch'esso lo affascinò con la sua furia barbarica, i violenti ostinati ritmici, il frequente parossismo dell'intera orchestra. Il secondo movimento dell'estesa composizione, Auguri Primaverili, dove il ritmo assorbiva gli elementi melodici e armonici, avrebbe avuto una grande influenza sulla formazione stilistica di Zappa, e così pure il finale, dove battute in tempi dispari sempre diversi si alternavano con sparse battute in 2/4. Conquistato da queste prime scoperte, Zappa cominciò ad ascoltare avidamente i dischi di musica classica presenti nella biblioteca scolastica. E questa sua improvvisa passione per la musica del Novecento, specie quella dallo spiccato carattere ritmico o percussivo, lo indusse anche a cimentarsi, da precoce autodidatta, con la composizione di musica contemporanea sia da camera che sinfonica. La sua prima composizione, scritta durante il primo anno del liceo, era però per sole percussioni, e si intitolava Mice: con essa il giovane studente partecipò ad una gara, facendola eseguire dall'ensemble percussionistico della sua scuola.

Nel frattempo la famiglia Zappa si era trasferita a El Cajon, un sobborgo di San Diego, e Frank aveva cominciato ad ascoltare anche altri generi musicali. Già era stato colpito dalla musica araba, sentita forse alla radio, ed ora era approdato, ascoltando i dischi di musica etnica della biblioteca scolastica, anche alle tradizioni bulgare, piene di quei ritmi asimmetrici che sarebbero poi diventati parte integrante della sua musica. Ma soprattutto era rimasto colpito da ogni genere di black music, dal blues al doo-wop. San Diego era piena di gruppi rhythm&blues che suonavano soprattutto brani strumentali. E così, praticamente nello stesso periodo in cui ascoltava Varèse, Stravinskij e Webern e componeva musica contemporanea, Zappa cominciò ad essere attratto dalla batteria. Per cinquanta dollari si fece comprare un set completo, di seconda mano, dalla madre, e iniziò a suonare con un gruppo, i Ramblers, con cui riuscì a preparare una decina di canzoni, tra cui qualche pezzo di Little Richard. Il loro primo concerto fu all'Uptown Hall di San Diego, nel distretto di Hillcrest: e Zappa ha poi spesso raccontato di aver scoperto, una volta arrivato lì, di aver dimenticato il suo unico paio di bacchette. Dovette tornare a prenderle a casa, di gran corsa, dall'altra parte della città.

Simili lapsus non erano forse casuali, perché con la batteria (benché l'abbia suonata anche in seguito) Zappa ebbe un rapporto controverso, non sentendosi tecnicamente adeguato. "Il mio principale inconveniente era che non avevo una buona coordinazione tra mani e piedi. Sapevo suonare un sacco di cose sul rullante, i tom-tom, i piatti e tutto il resto, ma non riuscivo a tenere un beat costante sulla cassa. Questa fu la ragione per cui non fui più richiesto come batterista: nessuno riusciva a ballare". Tuttavia, anche quando la sua famiglia si trasferì a Lancaster, Zappa continuò a suonare la batteria; nel frattempo si era appassionato a batteristi jazz come Louis Bellson e Philly Joe Jones, ma le sue limitate risorse strumentali gli consentivano solo di suonare con una band di ragazzini del luogo, i Blackouts. Era un gruppo interrazziale, con tre neri e due messicani, gli unici che in quella retriva cittadina di provincia si interessassero al rhythm'&'blues.

Ora Frank aveva diciassette o diciott'anni e aveva quasi concluso il liceo, e per il suo carattere dissidente e lo scarso rendimento lo avevano trasferito in un corso d'arte. Poco dopo lo scioglimento dei Blackouts, nell'articolo di un quotidiano locale che parlava dei suoi successi come disegnatore nei concorsi scolastici, si affermava che il giovane Zappa suonava, oltre alla batteria, anche il vibrafono e la chitarra. A diciott'anni il giovane musicista stava dunque per cambiare definitivamente strumento. "Mi piaceva il suono della chitarra, e mi mancava la giusta coordinazione mani/piedi per suonare la batteria. Quando ero nelle orchestre liceali dovevo solo esser capace di rullare, di fare bum e ding e roba del genere, ma suonare sincopato è un'altra storia. Non fui mai abbastanza bravo per essere un batterista in una band". Pochi anni dopo, trasferitosi a Ontario, sempre in California, avrebbe scritto sul proprio biglietto da visita "F. V. Zappa - Composer - Master Blues Guitarist".

E venne il 1962: Zappa era maggiorenne, non aveva un lavoro fisso, e come chitarrista non aveva ancora trovato il gruppo giusto, anche se continuava a suonare qui e là. Un gruppo in particolare, Joe Perrino & The Mellotones, lo aveva reso infelice per la commercialità del repertorio; ma in una foto della formazione compare quel vibrafono che evidentemente Zappa suonava davvero: uno strumento che in seguito avrebbe inserito costantemente nei suoi gruppi, scrivendo per esso pagine di grande complessità ritmica. Per un paio d'anni le sue esperienze musicali più importanti rimasero nel campo della sua sperimentazione in chiave contemporanea, mai priva delle benamate inclinazioni percussive. Nella "musique concrète" di Pierre Schaeffer aveva scoperto la possibilità di fare musica con suoni provenienti da oggetti di uso comune, e Don Preston, che aveva appena conosciuto, gli aveva mostrato come "suonare" una bicicletta . Così Zappa telefonò alla redazione di uno dei più popolari programmi televisivi dell'epoca, lo Steve Allen Show, che spesso ospitava dei tipi bizzarri, e raccontò di questa sua specialità. Fu accettato, e presentò la sua performance come "ciclofonia": sulla base fornita da alcuni nastri preregistrati che aveva portato con sé (li realizzava nello studio del suo amico Paul Buff, a Cucamonga), e con un paio di biciclette appoggiate capovolte sul pavimento dello studio, eseguì questa sorta di "Schaeffer dei poveri" pizzicando i raggi delle ruote e strofinandoli con un archetto da violino, soffiando attraverso la barra del manubrio, facendo mulinare i pedali e uscire l'aria dai pneumatici, assieme al presentatore del programma che, con malcelata ironia, lo assecondava trattandolo come fosse un demente.

Nel frattempo aveva scritto le colonne sonore di un paio di film a basso costo; e più o meno nello stesso periodo, reclutando giovani studenti di musica con un investimento di 300 dollari, riuscì a mettere assieme un'orchestra da camera e a far eseguire le sue composizioni contemporanee al Mount St. Mary's College di Claremont.

Nello stesso tempo cercava di cavalcare le mode dell'epoca, come la surf music, scrivendo canzoni commerciali e autoironiche e registrandole assieme a Paul Buff e Dave Aerni nello studio di Cucamonga, che poi divenne di sua proprietà col nome di "Studio Z". Qui Zappa tentava gli esperimenti più diversi, come quella jam session che poi sarebbe stata pubblicata nell'album "MYSTERY DISC 1" col titolo di Bossa Nova Pervertamento, registrata nell'aprile del '64, la sera prima di un'incursione della polizia nello studio che sarebbe costata a Zappa una denuncia per oscenità e dieci giorni di prigione. Il brano era un informale episodio in trio, con la chitarra acustica che scandiva accordi dissonanti su ritmo e tempo variabile, dove il gioco di chitarra, basso e batteria andava progressivamente sfasandosi fino a trasformarsi in una sbilenca bossa nova: una procedura che Zappa avrebbe nuovamente sfruttato oltre dieci anni dopo, e una delle tante premonizioni sparse in questa sua lunga gavetta.

L'occasione per uscirne venne da Ray Collins, un cantante che spesso Zappa e Paul Buff chiamavano per interpretare i loro brani "surf", e che ben presto si sarebbe ricordato di Zappa proponendogli di entrare come chitarrista nel suo gruppo, i Soul Giants, che il giorno della Festa della Mamma del 1964 divennero i Muthers (sic ); con essi si aprì un fitto quinquennio di sperimentazioni musicali su base rock. Qui comincia la storia zappiana più nota: ma un'analisi specifica delle esperienze ritmiche e percussive di questo gruppo potrebbe riservare delle sorprese anche agli zappofili più incalliti.

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© Gianfranco Salvatore 2001

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